Un secolo speso in favore del Grigionitaliano
Discorso del presidente per l'Assemblea dei delegati 2018

Milani-2018-sitoNella sua annuale relazione all’Assemblea dei delegati il presidente Franco Milani ha tracciato il quadro di un altro (il centesimo) anno ricco di soddisfazioni, ma anche di grandi sfide per il Sodalizio. Pubblichiamo di seguito un estratto del suo discorso ufficiale.

Discorso integrale (download)

Care delegate e cari delegati,

ci ritroviamo di nuovo insieme alla massima assemblea della Pro Grigioni Italiano al termine dell’anno dei festeggiamenti per il centenario di vita del nostro Sodalizio. Lo dico senza falsa modestia: il solo fatto di aver raggiunto un secolo di attività basterebbe per definire questa nostra assemblea un momento storico. I motivi sono però ben più importanti: oggi non festeggiamo solo la nascita del nostro Sodalizio, ma anche del Grigionitaliano quale «comunità immaginaria» fra i territori della Calanca, della Mesolcina, della Bregaglia e della Valposchiavo che sono distanti e separati geograficamente tra loro.

Un secolo di attività corrisponde all’incirca a tre generazioni che si sono fatte portavoce delle preoccupazioni, delle speranze e dei sogni della nostra comunità. Se pensiamo che la Pgi fu fondata mentre in Europa infuriava ancora la Grande Guerra, possiamo immaginarci a quante sfide in tutti questi anni i numerosi grigionitaliani attivi nelle fila del nostro Sodalizio hanno dovuto confrontarsi per difendere la nostra minoranza. A chi come noi sta a cuore la nostra lingua, può solo provare un profondo senso di gratitudine per tutte queste persone. Le mie, le nostre parole di ringraziamento non sono quindi di circostanza, ma l’espressione di un sincero e profondo senso di stima e ammirazione. Sfogliando i numeri del nostro Almanacco e dei nostri Quaderni si può facilmente evincere chi, ma anche quanti, si sono succeduti nelle varie funzioni del nostro Sodalizio. Per il pericolo di dimenticare qualcuno, mi limiterò a citare solo il nostro fondatore Arnoldo Marcelliano Zendralli che fu presidente del nostro Sodalizio fino al 1958. La creazione di questa «comunità immaginaria» che citavo precedentemente, è stata il frutto dell’impegno di idealisti raggruppati attorno alla figura di Zendralli. Se oggi siamo in Mesolcina è anche per rendere omaggio alla regione che ha dato i natali a questa importantissima figura della cultura grigionitaliana.

Un anniversario, specialmente se con cifra tonda, è sempre un’occasione per fare un bilancio su quello che si è fatto, su quello che si è raggiunto, ma anche per gettare uno sguardo verso il futuro.
È una situazione che accomuna tutte le minoranze quella di correre il rischio di essere dimenticate. Gli italofoni nel Cantone dei Grigioni non fanno eccezione. La stessa esistenza della Pgi si spiega con il bisogno di far sentire la propria voce, di far valere e di rivendicare i propri diritti di fronte alla comunità linguistica maggioritaria e alle autorità. Per questo motivo esiste il nostro Sodalizio, al fine di garantire ancor oggi alla minoranza italofona grigione tutti quei servizi – comunemente si parlerebbe di servizio pubblico – che per gli altri cittadini costituiscono dei diritti acquisiti. Parlare in modo esaustivo delle rivendicazioni che la Pgi ha indirizzato all’autorità pubblica in questo secolo di vita per sopperire a questo stato di cose significherebbe parlare della storia stessa della Pgi. Vi tranquillizzo, non è mia intenzione farlo. Desidero però ricordare tre importanti attività del nostro Sodalizio di quest’anno che allo stesso tempo sono molto rappresentative del lavoro della Pgi negli ultimi tempi.

Se vi è una costante nella politica linguistica della Pgi negli anni appena trascorsi, questa è sicuramente stata la promozione dell’informazione in italiano nel Cantone dei Grigioni. Su tutto il lavoro svolto della Pgi in quest’ambito, questa primavera incombeva la votazione relativa all’iniziativa popolare «No Billag»: l’accettazione dell’iniziativa avrebbe infatti provocato, senza via d’uscita, l’immediato smantellamento del servizio radiotelevisivo pubblico e avrebbe vanificato ogni sforzo per l’informazione a favore della Svizzera di lingua italiana. Questo perché, grazie a una chiave di ripartizione degli introiti del canone molto favorevole alla Svizzera italiana, la SSR si può senza dubbio considerare la «spina dorsale» dell’informazione in italiano.
Per questo motivo, in collaborazione con la Lia Rumantscha e l’associazione
Amici della RSI, la Pgi ha pianificato azioni per sensibilizzare in particolar modo la maggioranza tedescofona del Cantone dei Grigioni circa la pericolosità della «No Billag». Il chiaro verdetto popolare a sostegno del servizio radiotelevisivo pubblico non può quindi che rallegrare la Pgi. Il risultato della votazione a livello cantonale e grigionitaliano è inoltre motivo di particolare soddisfazione per il Sodalizio. L’impegno della Pgi per i media non è però terminato a marzo. Il Sodalizio ha pure preso posizione nella procedura di consultazione per i media elettronici e a dicembre incontrerà i responsabili dell’Agenzia telegrafica svizzera per chiedere loro di potenziare il servizio in italiano nel nostro Cantone.
Quest’anno la Pgi si è pure impegnata nella promozione culturale organizzando incontri informativi nel Grigionitaliano e partecipando ai gruppi di lavoro per la stesura del concetto di promozione culturale previsto dalla nuova legge.

L’anno che doveva essere dedicato principalmente ai festeggiamenti per il nostro centenario, nostro malgrado, ha avuto un altro importante appuntamento a settembre: la votazione sull’iniziativa cantonale «Per una sola lingua straniera» che voleva abolire l’insegnamento del nostro idioma nelle scuole elementari tedescofone. Come ben sapete, non ci sono stati purtroppo i mezzi giuridici per fermare quest’iniziativa che a nostro avviso era discriminatoria. Nel maggio 2017 tre dei cinque giudici del Tribunale federale che avevano esaminato il nostro ricorso infatti erano dell’opinione che un’applicazione dell’iniziativa conforme alla Costituzione federale e a quella cantonale sarebbe stata possibile.

A quest’iniziativa la Pgi si prepara da ben dodici anni. La Fondazione «Amiche e amici della Pro Grigioni Italiano», per esempio, è stata creata per raccogliere le risorse necessarie a contrastare con tutti i mezzi disponibili un’iniziativa contro l’insegnamento dell’italiano.
Come potete ben immaginare, la campagna che abbiamo condotto è stata molto dispendiosa sia in termini di lavoro per la Sede centrale che in termini finanziari per la Fondazione e il Sodalizio. Abbiamo fatto tutto quello che era ragionevole fare per controbattere un’iniziativa a livello cantonale, e forse anche di più. Per noi era soprattutto una questione di rispetto e di parità di trattamento. Infatti la motivazione di chi aveva lanciato l’iniziativa era inaccettabile per la Pgi. Se per la maggioranza tedescofona una lingua «straniera» poteva bastare e quest’ultima non doveva essere una lingua cantonale, ma l’inglese, le minoranze avrebbero dovuto continuare a imparare bene, per non dire perfettamente, il tedesco in modo da permettere al Cantone di funzionare in questa lingua.
Il 23 settembre il popolo ha respinto nettamente l’iniziativa, nel Grigionitaliano per il «no» si sono espressi quasi il 90 % dei votanti. Il sostegno del Grigionitaliano è stato più grande a quello di undici anni fa per il referendum sulla legge cantonale sulle lingue. È con profondo senso di gratitudine se a nome del Consiglio direttivo esprimo il ringraziamento della Sede centrale per il grande sostegno che abbiamo ricevuto dal Grigionitaliano in quest’importante battaglia per la nostra lingua ma soprattutto per la nostra dignità. Negli ultimi anni l’iniziativa è stata un tema ricorrente nelle sedute del Consiglio direttivo; ora la Sede centrale può guardare al futuro con serenità e dedicarsi ad altri progetti.
 

Come dicevo poco prima, l’iniziativa ha messo drammaticamente in evidenza un problema che ben conosciamo: la lingua tedesca e lo svizzero-tedesco sono sempre più egemoni nel nostro Cantone e il plurilinguismo cantonale tende sempre più frequentemente a risolversi in situazioni di diglossia o persino di monolinguismo regionale. Basterebbe guardare una cartina con i confini linguistici dei Grigioni di cento anni fa per farsi un’idea delle dimen-sioni di questo processo e capire la gravità di quest’evoluzione.

Nell’anno del nostro centenario dobbiamo quindi riconoscere che un secolo di politica linguistica non è bastato per far comprendere come la promozione delle nostre lingue sia un fattore decisivo per la coesione cantonale. La consapevolezza di una maggior tutela linguistica delle minoranze non è sufficientemente percepita da vasti strati della popolazione e le relative misure di promozione linguistico-culturali sono vieppiù disattese sia dall’amministrazione cantonale che dalla stessa compagine politica. Ma proprio dalla politica dovrebbero giungere le direttive e le pratiche per un’inversione di tendenza. Il mondo politico ha la responsabilità di mettere mano a questa situazione e di dare delle risposte.

Male farebbe però la Pgi a liquidare la questione rinviandola semplicemente alla politica. Anche noi dobbiamo valutare con serenità la nostra funzione e ammettere la necessità di essere più attenti alle questioni linguistiche fuori dal Grigionitaliano, visto che le sorti della nostra lingua si decidono – sempre più – fuori dal nostro territorio.
Va inoltre riconosciuto che per rendere più efficaci gli interventi di politica linguistica sarebbe opportuno che lo Stato e il Cantone si facessero maggior carico degli interventi in ambito politico-linguistico, i quali oggi sono a esclusivo appannaggio della Pgi. Una necessità evidenziata pure dai recenti incontri avuti con gli esaminatori della Confederazione che hanno sottoposto anche la nostra organizzazione a una valutazione circa l’efficacia del nostro operato.

Dall’altro canto vi sono aspetti della difesa dell’identità linguistica per i quali è preferibile o persino indispensabile che sia la società civile, attraverso un’associazione come la nostra, e non un funzionario pubblico ad occuparsene. In qualsiasi caso, alla società civile deve sempre spettare un compito di controllo sull’attività dell’autorità pubblica, in particolare proprio in relazione al suo dovere di tenere conto delle diverse minoranze interne alla cittadinanza.

Come vedete, care delegate e cari delegati, vi è ancora molto da fare per il nostro Sodalizio. Non mi resta quindi che augurare lunga vita alla Pro Grigioni Italiano!

Franco Milani, presidente Pgi

 

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